Cominciano gli Open 2020! – Ecco perchè prendervi parte

Tra una manciata di ore ricominciano gli #Open.

Sì, hai ragione. L’estate, senza indugi, ha tirato giù la serranda mentre ancora stavamo digerendo quell’ultima frittura di pesce in qualche lido della speranza, che il passo ad “ Autumn in Suzzara City” è stato breve, intenso e certamente poco romantico. Ma siamo sopravvissuti.

Poi arriva Castro, che d’emblée, anziché radersi quelle orribili basette che si trascina da che esistono EPO e Anabolizzanti, pensa, nella maniera più subdola e spietata, a come annientarci lentamente per le prossime cinque settimane.

Già me lo immagino assieme ai suoi più stretti collaboratori, tra una pasta alla BOLOGNES-ina express (Gli Americani se non storpiano qualche nostra sacralità, non son paghi) cotta al microonde, accompagnata da una stuzzicante Caesar Salad con tripla dose di salsa Worcestershire il tutto annaffiato da un buon caffè americano (preparato al mattino e mantenuto a temperatura per ore), mentre si diletta per gioco e noia a gravare sulla sorte e sull’umore dei CrossFitters di tutto il pianeta.

Perché, è doveroso ricordarlo, c’è chi aspetta questo appuntamento con la stessa fede con cui a Pietrelcina pregano Padre Pio per un altro miracolo. Ovviamente esclusi gli squalificati. Che dalla regia mi fanno sapere che pregano anch’essi ma più di un santo e più di una volta al giorno.

Credo, tuttavia, che resti per tutti gli altri un’opportunità senza precedenti.

Il solo modo per capire da vicino quanto l’adrenalina e la voglia di mettersi alla prova ci trasformino, impressionando persino noi stessi, tanto è il bisogno di non arrendersi.

Perché di questo si tratta.

Abbiamo, per diverse ragioni legate alla vita personale, scelto uno sport impegnativo ma non inaffrontabile, che ogni giorno ci regala l’opportunità di sfidare noi stessi, superare la zona di comfort, capire a che punto ci fa palpitare il dark place pack, il momento più buio e faticoso del circuito se svolto all’intensita consigliataci.

Riusciamo, peraltro, nell’arco di un’ora a provare le più disparate emozioni quali rabbia, prostrazione, solidarietà nei confronti dei nostri compagni, felicità senza pari quando la giornata era talmente tetra e noi disillusi che non avremmo scommesso nemmeno una bottiglia d’acqua sulla nostra performance ed invece ci abbiamo creduto per così tanto che magari, proprio quella sera, ci superiamo.

Non trascurando la tristezza, che sia per una vescica ( che ingigantiamo perché un po’ a noi Donne piace che il nostro corpo porti i segni fisici del nostro perseverare- anche questa è Sparta😜), per un infortunio o semplicemente per aver scaricato il bilanciere a metà wod, per finire il circuito alla velocità di un neutrino e avere i sensi di colpa fino alla merenda del giorno dopo.

Più lo pratichiamo, senza desistere- specie se il WOD contempla cose a noi non affini, più avremo modo di notare quanto questa disciplina ci stia rendendo forti d’animo, caparbi, pervicaci, all’ascolto degli altri. Senza Kevlar.

Ecco perché mi auguro che anche tu possa partecipare agli Open.

Perché i coaches non hanno mai smesso di credere in noi, di crescere e formarsi per mantenere alti gli standard.

Chè ti posso garantire che in giro ci sono box dove il coach scrive warm up/forza e wod alla lavagna e poi puoi fare autogestione, nel senso che lui si gestisce tra wapp Instagram e selfie e tu ti attacchi.

Senza dimenticare le special class per affinare la tecnica, le attrezzature nuove, il palinsesto che si avvicina a tutte le richieste da parte degli utenti.

Ai sacrifici si risponde solo con la partecipazione.

Ultimo ma non meno importante, sei un atleta e qualsiasi atto che argomenti il tuo percorso è un preziosissimo spunto di miglioramento.

Sei quello che scegli.

E se non ci credi tu, non lo farà nessuno per te.

A volte va bene,

a volte va molto male

a volte sticazzi.

(J. L. Borges➡️All our yesterdays❣️)

Comunque,

Si volaaaaaaaaaaaaa!!!!!!!!!